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Il Training autogeno quale terapia sessuologica: fondamenti metodologici e principi applicativi

E. Gerardi
Servizio di Psicologia - Consultorio ANCED - Torino


1. Il Training Autogeno quale sex therapy.

Il Training Autogeno è uno strumento in grado di presentare numerose applicazioni di natura clinica, sia sul versante medico (Luthe e Schultz, 1969a) sia sul versante psicologico (Luthe e Schultz, 1969b).

Ciò nonostante, per quanto riguarda la sessuologia clinica, le sue utilizzazioni non sono così frequenti come in altri settori: conseguenze di questo stato di fatto sono da un lato una certa immeritata sottovalutazione del T.A. come terapia sessuologica e dall’altro lato la scarsità di teorizzazioni e sistematizzazioni in merito a tali usi. Nella presente comunicazione si intende apportare un contributo sullo stato dell’arte, proponendo una schematizzazione di massima sui fondamenti metodologici e sui principi applicativi, e intendendo "arte" nella sua ristretta accezione di "pratica clinica".

In effetti, già a livello della propria definizione standard, il T.A.appare decisamente compatibile con la sua possibile funzione sessoterapica: esso è una tecnica ( cioè uno strumento altamente operativo), di natura psico-fisica (e quindi attiva lungo il doppio binario organico-funzionale, oggettivo-soggettivo), finalizzata al rilassamento. Il T.A. risulta pertanto un processo di autodistensione che si realizza mediante la concentrazione passiva.

Tali caratteristiche possiedono una forte "valenza clinica" (sia diagnostica sia soprattutto terapeutica), la cui pregnanza tipicamente psicologica ben si accorda con i problemi sessuali, alla luce di quanto questi ultimi siano impregnati di emozioni-affetti-relazioni (tanto in ambito causale quanto in ambito effettuale).

Il principio di fondo, in base al quale il T.A. agisce, è quello auto-ipnotico : si tratta cioè di realizzare, in modo autonomo da parte del paziente, una suggestione foriera di modificazioni psico-fisiche.

Senza fretta, senza traumi: queste sono le parole d’ordine del T.A. E’ per questo che esso costituisce una soft-technique , una terapia immaginativa morbida-dolce, in grado di "accogliere", tendenzialmente, ogni tipo di paziente; massimamente coloro affetti da problemi di "ansia su di sè" cioè da problemi di "crollo dell’autostima", che sono evidentemente la componente psicologica più accentuata (ed esasperata) dei fallimenti sessuali.

La sessuoterapia autogena è allora una soft-hypnosis non imposta dall’esterno, bensì regolata da meccanismi psichici generati "dal di dentro" (vie che sono fenomenologicamente misteriose agli occhi del paziente, e per ciò stesso massimamente efficaci, in virtù del loro carattere "magico").

In definitiva, si tratta di una terapia breve, contenuta nel tempo ma scandita nel tempo dal susseguirsi degli esercizi: un setting che crea un’atmosfera di sicurezza di fondo e una "serena attesa" del verificarsi "spontaneo" degli eventi, una ricerca non attiva degli effetti terapeutici i quali si verificheranno "quando sarà il momento".

Un approccio dolce alla sessualità problematica, vale a dire l’approccio ottimale per una situazione che il più delle volte è poco " grave" sotto il profilo oggettivo ma che solitamente viene molto mal vissuta, e risulta quindi "aggravabile" all’eccesso sotto il profilo soggettivo.

 

2. L’immaginario erotico: attivazioni autogene dirette e indirette.

Il T.A. costituisce una "via morbida" alle potenzialità terapeutiche proprie di ogni "mente" (cioè di un apparato capace di esperire emozioni e formulare pensieri.) In tal senso, proprio il fatto di cistituire una tecnica diimagonia autogena lo pone a stretto contatto con l’Immaginario Erotico. Quest’ultimo può essere definito come l’intero serbatoio psichico di energie sessuali, cui fare ricorso sia per "svegliare-arricchire" una sessualità spenta, sia per "controllare-gestire" una sessualità non ottimale.

Se l’I.E. è la migliore risorsa sessoterapica e se l’I.E. è "interno" a ciascun individuo, allora ne consegue che il T.A. (proprio in quanto produzione di immagini che nasce dal di dentro per ogni individuo) è il migliore strumento per l’attivazione dell’I.E. nelle sue funzioni terapeutiche. 

Questa ulteriore giustificazione teorica, logicamente inoppugnabile, permette non solo di comprendere ancor meglio la compatibilità del T.A. con la sex therapy, ma permette anche di spiegare perchè le migliori attivazioni dell’I.E. siano quelle indirette.

 L’I.E. esplicito (cioè il "chiamare le cose con il loro nome" o "l’immaginare le realtà senza veli") può avere un certo potere ansiogeno oppure un certo potere bloccante, sopratutto nel caso di utilizzazione clinica. L’I.E. implicito (cioè il "chiamare le cose con altri nomi" o "l’immaginare la realtà attraverso un filtro") riduce al minimo questi pericoli.

Le famose formule di proponimento (che sono costruzioni linguistiche) e le famose visualizzazioni (cioè le immagini propriamente dette) - in cui si articola il T.A. - possono pertanto accedere alle personali risorse sessuali dell’I.E. sia in modo diretto sia in modo indiretto. L’esperienza clinica sottolineerebbe però l’opportunità tendenziale di arrivarci attraverso il peculiare percorso del T.A., cioè più lungo la linea soft che lungo la linea hard. E la ragione è molto semplice: nel contesto clinico anche il processo di trasformazione-guaririgione è un cammino incerto, per cui va intrapreso con cautela.

Giocando quindi più sul simbolico che sul reale, il T.A. risulta massimamente efficace nel fornire al paziente formule e/o visualizzazioni non troppo "impegnative", che rendano il paziente "passivo" (cioè ricettivo) ma anche "attivo" (cioè auto-guarentesi senza paure) in modo calmo e con gradualità. Per esempio, nel caso di un eiaculatore precoce l’attivazione dell’I.E. dovrà essera la più possibile contenuta e sfumata, dando vita - nel caso della formula - a qualcosa come "scorre il tempo/scorre lentamente/Fluisce serenamente", evitando una versione più "cruda" che solo in apparenza sarebbe più efficace ( per esempio, una formula, magari visualizzata, che includa direttamente gli organi sessuali).

Per quanto siano sempre possibili richiami diretti all’I.E. (da vlutarsi caso per caso), sarebbe buona regola per il T.A.(visto che è già piuttosto "potente" nel produrre suggestioni modificatrici) attivare richiami indiretti all’I.E. La parola d’ordine sarebbe pertanto più "evocazione" che "stimolazione".

 

3. Il T.A. e i problemi sessuali e/o di coppia.

Strutturato nel modo in cui si è finora presentato, il T.A. tende a dare risultati nettamente differenti a seconda della specifica natura dei problemi "sessuologici"che si trova ad affrontare.

Lo spartiacque più vistoso e situabile non tanto fra l’uno o l’altro dei vari classici disturbi sessuali (vaginismo,frigidità, disfunzione orgasmica, disfunzione erettiva,eiaculazione precoce, eiaculazione ritardata o impossibile,disturbi del desiderio). Esso si situa invece fra l’area dei problemi individuali (quelli sopra descritti) e l’area dei problemi relazionali (disturbi della comunicazione, disturbi dell’affettività, disturbi del carattere).

 Differente è quindi l’impatto modificativo-terapeutico del T.A. a seconda che ci si trovi di fronte un problema dell’individuo oppure un problema della coppia.

 In linea di massima, l’esperienza clinica insegna quanto segue. L’applicazione del T.A. nei confronti dei disturbi sessuali "puri" (o solo indirettamente e in seconda istanza connessi a quelli di ordine relazionale) risulta abbastanza facile ed efficace, perchè la concreta questione da maneggiare è per lo più l’ansia di tipo intrapsichico, che è un "male" in quanto fa soffrire ma è anche un "bene" in quanto spinge al cambiamento.

Mentre invece, l’applicazione del T.A. nei confronti di problemi della coppia(sia nel caso di trattamento di un solo partner, sia nel caso di trattamento separato di entrambi i partners, sia nel caso di trattamento congiunto) risulta abbastanza difficile e poco efficace, perchè la concreta questione da maneggiare è in questo caso il conflitto, che essendo interpersonale può anche non essere ansiogeno - almeno per uno dei due individui - e quindi costituire un’ostacolo invece che una spinta verso il cambiamento.

 

4. I tre cicli fondamentali del T.A. e la loro incidenza sessoterapica.

Il ciclo di base inferiore, essendo di natura somatica, si rivela altamente operativo e terapeutico. I suoi contenuti - anche se nulla hanno a che vedere con gli organi sessuali e con la loro funzione - sono immediatamente ed esclusivamente corporei.

Ciò dà al paziente - che di solito tende ad identificare restrittivamente corporeità e sessualità - la sicurezza che "si sta lavorando nella direzione giusta" e ciò infrange il suo eventuale originario scetticismo sul fatto di gestire un disturbo "fisico" mediante una tecnica "psichica".

Il ciclo superiore non viene sempre attivato in sessoterapia, anche perchè una buona parte dei problemi viene già risolta a livello inferiore. Nel caso in cui lo si applichi (ovviamente con soggetti che abbiano già ben "digerito " gli esercizi di base), si può massimamente valorizzare la dimensione psichica legata al gioco immaginativo: qui sia le formule sia le visualizzazioni ( ed entrambe sia nella versione standard sia nella versione libera, focalizzabile sulla sessualità) ottengono il massimo potere di suggestione.

C’è però da dire che una parte di queste tecniche del livello superiore può tranquillamente venire anticipata ed inserita nel ciclo somatico, se si ritiene che quest’ultimo sia sufficiente dal punto di vista sessoterapico; si può in tal modo evitare - pur senza perdere molto - l’effettuazione del ciclo superiore.

Il ciclo analitico viene attivato (in generale, ma in particolare come tecnica sessoterapica) con parsimonia ( anche perchè è indispensabile avere "digerito" i due cicli precedenti). La sua natura è strettamente affine a quella del ciclo superiore (entrambi sono tipicamente mentali), però se ne differenzia in quanto fa ricorso alla modalità interpretativa.

Convergendo pertanto con le tecniche analitiche, si comprende come di esse si faccia uso solamente in presenza di problemi sessuologici particolarmente "profondi" e soprattutto "coriacei" ( o comunque con persone sufficientemente motivate all’indagine "allargata" sulla loro "personalità sessuale").

Nei casi clinici comportanti l’intero percorso ( T.A.I., T.A.S., T.A.A. ), è da sottolineare con particolare riguardo la sequenzialità graduale, per cui i vari "esercizi" propri di ciascun ciclo e "cuciti" in successione secondo i tre cicli tendono a funzionare con un effetto cumulativo. Di ciò è bene tenere presente nel caso di pazienti "difficili" se non addirittura "refrattari" : questa considerazione rivela tutta la sua importanza proprio nel campo della sessualità, dove il paziente - allo scopo di calmare vistose, anche se non pericolose, ansia attorno al proprio "Sè sessuale" - tende a capire assai poco e a collaborare ancor meno con il terapeuta.

 

5. Tipi di trattamento.

La natura per lo più " individuale" dei problemi sessuologici - e qui si intende il termine individuale sia in senso oggettivo ( il disturbo "appartiene" al singolo) sia in senso soggettivo ( il paziente non sa o non intende riconoscere le implicazioni relazionali del suo disturbo ) - crea una richiesta di aiuto fortemente "individualizzata".

Ciò comporta uno sbilanciamento nella frequenza dei vari tipi di trattamento. Molto rari sono i trattamenti in coppia: perchè questa forma di T.A. non viene sentita dai pazienti come consona ai problemi strettamente sessuali, anche perchè di solito il "malato" è uno solo dei partners; nel caso invece di problemi relazionali non riconducibili a semplice ansia e stress, diventa preferibile un trattamento dlla coppia non di tipo suggestivo-autogeno ma di tipo comunicativo-affettivo, quindi una autentica psicoterapia della coppia. Molto frequenti sono invece i trattamenti dell’individuo, sia che avvengano da solo sia che avvengano in gruppo.

Le caratteristiche procedurali della sessoterapia autogena non variano, nella sotanza, in funzione dei tre tipi di trattamento. Come in fondo, il T.A. - pur essendo molto flessibile - resta abbastanza invariato sia di fronte a problemi sessuologici sia di fronte a problemi non sessuologici. Questo è il pregio principale del T.A. : che come struttura esso resta pressochè costante, pur focalizzando di volta in volta il problema che interessa .

L’osservazione più importante in merito al trattamento è quella che pone a confronto il trattamento singolare e il trattamento gruppale. Per ragioni di natura strettamente tecnica - intrinseche al T.A. -il trattamento individualizzato è facilmente in grado di rispettare i canoni di una rigorosa "terapeuticità", cosa che il gruppo non sempre permette di ottenere (per la banale ragione che la natura somatica del primo ciclo indirizza l’azione più verso l’individuo che verso il gruppo).

Il T.A. in gruppo è pertanto di solito un’attività eterocentrata, a tempo determinato, finalizzata all’apprendimento della tecnica, e quindi formalmente non è un gruppo terapeutico. Ebbene , la cosa interessante è che il T.A. riesce a sortire effetti terapeutici anche in tali situazioni più di "apprendimento" che di "cura"; non solo, ma "l’effetto gruppo" si fa egualmente sentire già nel ciclo inferiore. E ciò sia per problemi non sessuologici sia per problemi sessuologici. Tutto ciò costituisce probabilmente la migliore riprova della potenza ed efficacia terapeutica della suggestione autogena.

T.A. = effetto terapeutico di tipo "auto" più che di tipo "etero". Anche se il gruppo ed il terapeuta lavorano formalmente a livello della funzione di apprendimento , il paziente - proprio per il fatto di utilizzare una tecnica "auto" - è in grado di attivare sostanzialmente il più profondo livello della funzione di terapia.

 

6. Il T.A. : una tecnica sessoterapica ad ampio raggio.

Concludendo, il T.A. possiede - sia in generale sia nella sua applicazione sessuologico-clinica - una elasticità notevole, che lo porta a rispondere in modo compatibile a non pochi problemi.

Se è vero che il T.A.I. risulta una vera e propria tecnica , con procedura abbastanza precise ( p.es. la successione degli esercizi), che interviene per lo più sulla superficie della personalità, agendo come terapia sintomatica e come terapia breve, è pur vero che la sua autentica natura suggestivo-immaginativa (che viene messa in risalto man mano che si va avanti, passndo al T.A.S. e al T.A.A.), lo fa diventare una tecnica aperta, una non-tecnica, capace di intervenire anche sulla profondità della personalità, agendo come terapia eziologica e come terapia prolungata.

La virtù principale - che lo fa apprezzare particolarmente in sessuologia clinica - è comunque il suo "procedere dolcemente", "senza strappi". Con un percorso sì prestabilito ma da effettuare ad una velocità "personalizzata", esso fa "annegare " il problema sessuale in mezzo ad altri elementi, l di fuori delle diatribe di scuola, peraltro molto importanti per comprendere i meccanismi che sottendono la patologia depressiva, il punto focale della situazione è certamente il paziente e la sua necessità di vita, il suo bisogno di trovare risposte concrete e durature nei confronti di un problema che, quando è presente, diviene particolarmente invalidante e quindi impedisce di chiedere ed ottenere soddisfazione da se stessi e dalla vita.Ancora una volta, come nella maggior parte delle cose, la concretezza terapeutica si pone nel mezzo. Il paziente depresso, bisognoso di aiuto, non può assolutamente fare a meno di nessuno dei due tipi di terapie prospettate poichè se non è controllato farmacologicamente, perlomeno nella fase iniziale del suo star male, non è spesso neppure in grado di iniziare un trattamento psicoterapeutico che risulta fondamentale per produrre una comprensione dei propri meccanismi di pensiero, una capacità di controllo di essi e quindi l‘uscita dalla patologia depressiva.Quindi partendo dall‘accettazione che nell‘insorgere della depressione interagiscono cause biochimiche e psicologiche è ovvio che si cerchi di affrontare entrambi i tipi di fattori patogeni con la terapia che meglio si presta all‘uno e all‘altro.Gli psichiatri e gli psicoterapeuti più pragmatici hanno da tempo imboccato questa strada, combinando..................

testo tratto dal sito psiconline


  
   Riduci

 

Si verificano modificazioni nelle zone solitamente deputate all’attenzione

MILANO – Che cosa passa per la testa di una persona sotto ipnosi? Lo svela una ricerca britannica che sottolinea come nel corso di questa esperienza lo stato mentale sia riconducibile ad alcune zone precise del cervello.

LO STUDIO - I ricercatori della Hull University, in Inghilterra, hanno infatti monitorato l'encefalo di una serie di pazienti sotto ipnosi cui erano stati assegnati alcuni compiti, visualizzando ciò che accadeva sia durante lo svolgimento delle mansioni in questione sia nei momenti di intervallo. Successivamente è stato individuato un primo gruppo di dieci individui che aveva risposto in maniera forte al trattamento ipnotico da un secondo gruppo (formato da 7 individui) che aveva dato una risposta più blanda. La risonanza magnetica alla Hull University ha rilevato con precisione che l’ipnosi provoca una serie di cambiamenti di attività nelle aree prefrontale e parietale, aree cerebrali coinvolte, fra l'altro, nell’attenzione.

LE IMPLICAZIONI – La ricerca conferma altri studi in materia, dimostrando sul campo, grazie a un software che visualizza i cambiamenti che avvengono sotto ipnosi, l’effettiva intensità dell’attenzione nel corso del trattamento e la riduzione scientifica delle distrazioni. «L’ipnosi è un fenomeno reale», commenta William McGeown, a capo del team di ricerca ed entusiasta del proprio studio proprio perché capace di confermare scientificamente quella condizione speciale, sia psicologica che neurofisiologica, che in passato è stata talvolta banalizzata. Grazie anche a questo esperimento dunque non si potrà più confondere la suggestione ipnotica con una condizione di estrema rilassatezza.

L’IPNOSI – Molto in voga negli anni sessanta e settanta, l’ipnosi è tornata più recentemente alla ribalta nel trattamento delle dipendenze (per smettere di fumare o per perdere peso, ecc), ma nessuno aveva mai filmato il cervello nel pieno di un’ipnosi in modo così dettagliato e distinguendo con precisione le fasi relative allo svolgimento di altri compiti dalle fasi di «riposo».

Emanuela Di Pasqua
16 novembre 2009


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Modulazione del dolore con Ipnosi e Training autogeno
Pensare positivo funziona davvero… non solo come filosofia di vita, ma anche come antidolorifico.
È stato pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences, uno studio che mostra che l’aspettativa del dolore gioca un ruolo fondamentale nella percezione del dolore stesso o meglio che se ci si aspetta un dolore poco intenso, tale sarà il dolore effettivamente percepito.

La ricerca è stata condotta dal dottor Robert Coghill e dai ricercatori della Wake Forest University (North Carolina, USA) su 10 volontari in perfetta salute a cui è stato applicato un simulatore di calore alle gambe. Per mappare l’attività cerebrale conseguente agli stimoli si è utilizzata una risonanza magnetica funzionale. Prima dello stimolo doloroso e della registrazione delle immagini dal cervello i volontari venivano avvertiti dell’intensità del dolore che dovevano aspettarsi: forte, moderata o lieve. In realtà, però, spesso i ricercatori baravano, dicendo ai partecipanti che avrebbero provato un dolore lieve mentre in realtà li aspettava un dolore forte.

Tutti e dieci i partecipanti, in questi casi, hanno riportato un dolore minore perché si aspettavano appunto un dolore di lieve intensità. La riduzione della percezione del dolore è stata circa del 28 per cento, comparabile all’effetto di una dose di morfina. Contemporaneamente l’attività cerebrale delle aree interessate alla percezione e all’elaborazione del dolore, cioè la corteccia somatosensoriale primaria, la corteccia insulare e la corteccia cingolata anteriore, è diminuita sensibilmente.

Nonostante lo studio sia stato condotto su scala ridotta, questi risultati potrebbero spiegare l’efficacia delle terapie psicologiche nel contrastare le patologie caratterizzate da dolori cronici, e fornire gli strumenti per aiutare le persone a controllare meglio il dolore senza dover ricorrere continuamente ad analgesici accompagnati da sgradevoli effetti collaterali. “Il dolore non è solo il risultato di un segnale proveniente da una regione ferita del corpo e deve essere contrastato con qualcosa di più che con una pillola. Il cervello può efficacemente regolare il dolore ed è necessario imparare a sfruttare questo potere”, conclude Robert Coghill.

Fonte: Coghill R et al. The subjective experience of pain: where expectations become reality. PNAS 2005;102 no. 36, doi_10.1073_pnas.0408576102

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